

Storia della stenotipia
La
prima macchina per stenotipia,
con annesso sistema, fu ideata dal francese Gonod, bibliotecario a Clemont
Ferrand nel 1827. Costruì un prototipo e fece una relazione sul suo
sistema all'Accademia di questa città.
In Italia precursori furono Celestino Galli (1831),
Luigi Lamonica (1867), Isidoro Maggi (1871). Essi idearono macchine e metodi
stenotipici che però non ebbero una pratica applicazione.
La prima usata praticamente è stata
la macchina Michela, ideata, con il rispettivo metodo, dal Prof. Antonio
Michela che, nel 1878 la presentò ufficialmente all'esposizione internazionale
di Parigi, destando grande interesse. Il nipote Giovanni, stenografo al
Senato del Regno, la presentò alla Camera dei Deputati e al Senato
e fu qui adottata ufficialmente per la redazione dei resoconti stenografici
nel dicembre 1880.
Negli
Stati Uniti, dal 1868 alla metà degli anni quaranta, ben 46 furono
gli inventori di metodi e macchine per stenotipia. Tra i primi Miles M.
Bartholomew, stenografo di tribunale, fu uno dei più importanti inventori
e nel 1879 brevettò un prototipo.
Nel 1885 George Kerr Anderson sviluppò la prima
macchina che permetteva di scrivere una parola, e non una sola lettera,
per ogni battuta. Infine Ward Stone Ireland,
sulla macchina perfezionata di Anderson, introdusse una tastiera e un metodo
che permise di raggiungere grandi velocità di scrittura con il minor
numero di battute e nel 1910 ottenne il brevetto.
Questa macchina ebbe grande successo e nel
giro di una cinquantina di anni la stenotipia negli USA soppiantò
la stenografia. Alla fine degli anni 70 fu realizzato il primo prototipo
di macchina elettronica che, con l'aiuto di uno speciale software, il CAT
(Computer Aided Transcription), diede avvio all'era informatica anche per
la macchina per stenografare. Attualmente la macchina Stenograph viene usata
diffusamente negli USA e in quasi tutti i paesi di lingua inglese.
In
Francia, intorno al 1920, Marc Grandjean inventò la macchina e il
metodo omonimo, ma non ebbe lo stesso successo della macchina americana.
Negli anni sessanta fu tentata la divulgazione anche
in Italia, ma il tentativo fallì. Difficoltosa anche la realizzazione
di un software (1993) per la trascrizione automatica a causa della irrazionalità
informatica del metodo e della complessità ortografica della lingua.
In Italia, la grande diffusione e la lunga e positiva esperienza della stenotipia nei tribunali americani, indusse, nel 1978, la Commissione Ministeriale italiana per la riforma del Codice di Procedura Penale a studiare in loco il fenomeno, e ne fu tanto favorevolmente impressionata che la introdusse ufficialmente all'articolo 134 del nuovo Codice.

L'imminenza dell'applicazione della riforma della procedura penale, che avrebbe appunto previsto la trascrizione integrale delle udienze, e l'evoluzione dell'informatica, hanno indotto il Professor Marcello Melani di Firenze, studioso, insegnante di stenografia ed esperto di analisi e logica informatica, a ideare, nel 1980, un metodo di stenotipia compatibile con l'elaborazione elettronica, usufruendo della macchina americana (fig. 1) modificandone la disposizione delle lettere nella tastiera in aderenza alle esigenze della lingua italiana.
La caratteristica del metodo è stata quella di ottenere una scrittura compiuta del testo e la produzione in tempo reale del resoconto stenografico con l'aiuto del computer. L'originalità del sistema, che si avvale dell'estrema semplicità ortografica della lingua italiana, ha costretto l'autore a creare una tecnologia hardware e software del tutto nuova per realizzare l'interfaccia al computer.
