Il sistema Michela trae la sua origine dagli studi fonografici del Professor Antonio Michela Zucco, nato nel 1815, (stenografo presso il Senato del Regno) il quale, dopo aver classificato gli elementi fonici occorrenti alla formazione di tutte le sillabe, diede ad ognuno di essi una espressione grafica, un simbolo e un valore numerico.

Nel 1863, si era in epoca di grande fervore e fulgore stenografico, egli illustrò per la prima volta a Milano, presso un Congresso pedagogico, un sistema di stenografia “a processo sillabico istantaneo ad uso universale, mediante piccolo e portatile apparecchio a tastiera”, che nelle sue intenzioni era destinato ai ciechi.

Uno degli allievi del Professor Michela Zucco, suo nipote L’Ingegnere Giovanni Michela Zucco, presentò la nuova macchina alla Camera dei Deputati e al Senato del Regno, il quale ultimo la adottò ufficialmente per la redazione dei resoconti stenografici nel dicembre 1880.

Il sistema Michela (macchina più metodo) ha rivelato notevoli pregi soprattutto in fatto di velocità. Proprio l’anno scorso un michelista ha conquistato il titolo di campione mondiale di stenografia a macchina (Amsterdam – Campionati Mondiali Intersteno 1995) e sono innumerevoli i successi riportati negli ultimi dieci anni.
Tali successi però sono stati riportati in gare tradizionali, cioè senza l’uso del computer ma con riconoscimento a vista dei codici impressi sulla striscia di carta. In sostanza l’operatore riprende il discorso con la macchina per stenografare, quindi passa alla macchina per scrivere o al computer e traduce in chiaro leggendo il codice stenoscritto. Ciò, in fondo, quello che succede tutt’ora al Senato della Repubblica.

Michela

Stenoterminale Michela

Per più di cento anni infatti il sistema Michela è stato utilizzato esclusivamente presso il Senato, ma negli anni ’80 alcune società hanno iniziato a sviluppare prototipi computerizzati ed attualmente la macchina Michela e le sue applicazioni sono insufficientemente presenti sul territorio nazionale. La potenzialità del sistema, e maggiormente la professionalità degli stenografi del Senato, hanno consentito di dar vita ad un sistema di abbreviazioni molto spinto che si basa sostanzialmente sulla eliminazione delle vocali all’interno delle parole con conseguente riduzione delle sillabe e dunque delle battute sulla macchina.

Caratteristica fondamentale dell’evoluzione del sistema Michela è la tendenza ad abbreviare quanto più è possibile, lasciando allo stenografo o al Software il compito di ricostruire la parola e la redazione del resoconto stenografico.
Tale tendenza, tuttavia, non può essere del tutto compatibile con un’applicazione informatica che necessita di dati precisi e costanti e quindi la ricostruzione delle parole risulta spesso difficile e comunque non corretta. Un successivo lungo intervento dovrà tenersi per ripulire il testo.
In definitiva, il metodo e la macchina Michela non consentono una trascrizione in tempo reale se non con molti errori e con abbreviazioni da espandere.

rootMetodo Michela